Mondo mancino

Un tempo era un difetto da correggere, oggi usare la “mano del diavolo” è ritenuto segno di genialità. Scopriamo le cause del fenomeno, le conseguenze nella vita di ogni giorno, gli onori e gli oneri di questa particolare condizione.

  • Quelli che si rigirano tra le mani forbici e apriscatole, incerti su come impugnarli
  • Quelli che alle cene sono confinati all’estremità sinistra della tavolata
  • Quelli che davanti al computer cercano a tentoni il mouse dalla parte sbagliata
  • Quelli rassegnati alla domanda: “Ma come fai a scrivere con quella mano?”
  • Che sottintende: “Sei mancino? Allora sei diverso”

Per troppo tempo, infatti, la mano sinistra è stata legata a concetti negativi.

Nella tradizione ebraica e cristiana, addirittura al demonio.

Mentre per i musulmani con la mano “impura” è vietato mangiare o lavarsi.

La stessa parola “mancino” deriva dal latino manus, più il suffisso cus, che indicava i difetti fisici. E anche il mondo scientifico guardava con sospetto alla “chiralità sinistra” (cioè la preferenza accordata a questa mano per svolgere le azioni quotidiane): in un trattato di psichiatria del 1921 era considerata sintomo di demenza. E negli anni Sessanta si pensava che fosse legata alla dislessia (difficoltà a imparare a leggere).

Poi, un giorno, i mancini hanno detto basta e hanno costituito una “lobby della sinistra”, rivendicando il loro diritto a usare senza vergogna la “mano del diavolo”.

Sono nati club e associazioni di mancini, negozi che vendono oggetti studiati apposta per loro e ovviamente siti Internet.

Si è verificata dunque una totale inversione di rotta. Quello che un tempo era trattato come un difetto da correggere, se non un sintomo patologico, ora è considerato addirittura un segno di genialità. In ogni caso, un marchio che distingue dalla massa, il gregge dei “destrimani”.

E’ per questo che i mancini, anche in periodi di caccia alle streghe, non si sono mai rassegnati ad abiurare e convertirsi all’uso della destra, ma hanno fatto della loro diversità un motivo di orgoglio. Pochi ma buoni, insomma.

Dati alla mano – naturalmente la sinistra – l’esercito dei mancini può vantare personaggi della storia, artisti, inventori geniali, attori e campioni sportivi.

Qualche esempio? Oltre ai “soliti noti” Leonardo da Vinci, Albert Einstein e Giovanna d’Arco (forse questo fatto contribuì alla sua condanna al rogo?), la lista è lunghissima.

Dall’imperatore macedone Alessandro Magno all’attuale presidente americano Bill Clinton, passando per il “lìder maximo” cubano Fidel Castro.
Da Ludwig van Beethoven a Bob Dylan. Da Lewis Carrol ad Alberto Moravia.

E ancora, artisti come Michelangelo, Raffaello e Pablo Picasso. Attori e attrici come Charlie Chaplin e Harpo Marx, Robert De Niro e Robert Redford, Marilyn Monroe e Whoopi Goldberg.

Ed era prevedibile che con questi “testimonial” eccellenti, l’interesse del mondo scientifico per i mancini non potesse che aumentare.

Dagli anni Settanta, i ricercatori hanno cominciato a trattare la preferenza manuale sinistra non come un difetto bensì come una caratteristica dell’individuo. Ma le conclusioni alle quali sono arrivati sono tutt’altro che definitive.

A cominciare dal numero dei mancini. Le statistiche parlano del dieci per cento della popolazione mondiale, ma questi dati variano a seconda delle zone geografiche e delle fasce di età.

I mancini adulti, per esempio, sono molto più numerosi nei Paesi anglosassoni che non in quelli mediterranei, dove fino a poco tempo fa i bambini che scrivevano con la sinistra venivano corretti.

E oggi che il mancinismo non è più demonizzato, i suoi adepti sono in aumento.

Fare un censimento, dunque, è molto difficile. “Anche perché, paradossalmente, i mancini puri non esistono”, spiega Anna Basso, docente di neuropsicologia all’Università di Milano. “Esistono solo diversi gradi di mancinismo”.

Si può essere “molto” mancini, praticamente al cento per cento: si usa la mano sinistra per scrivere, il piede sinistro per dare un calcio al pallone, l’occhio sinistro per guardare nel cannocchiale.

Ma si può esserlo anche solo in parte: come i calciatori che giocano di sinistro ma scrivono con la destra.

E’ però sui mancini “integralisti” che si è concentrata l’attenzione della scienza.

Sappiamo che l’encefalo è diviso in due emisferi. Quello sinistro controlla la parte destra del corpo e viceversa.

“I due emisferi sono specializzati in funzioni diverse”, dice Gabriele Miceli, docente di neurologia all’Università Cattolica di Roma.

Secondo molti studiosi, a sinistra avrebbero sede il linguaggio, la logica, il pensiero analitico.

A destra, le abilità spaziali e visuali. Cioè la facoltà di immaginare dentro di sé figure e forme: un po’ come fanno gli architetti, che riescono a progettare su un piano bidimensionale (il foglio di carta) oggetti ed edifici che invece di dimensioni ne hanno tre.

Inoltre, nell’emisfero destro hanno sede le capacità di sintesi e la possibilità di cogliere la visione d’insieme delle cose.

“La faccenda è molto più complessa, perché non si può pensare che il cervello di un mancino sia la copia speculare di quello di un destrimane, semplicemente con le funzioni invertite”, sottolinea la neuropsicologa Anna Basso. “Prendiamo l’esempio del linguaggio, abilità localizzata nell’emisfero sinistro.

Un tempo si pensava che la dominanza del linguaggio trascinasse anche la mano.

E che quindi in tutti i mancini la funzione della parola fosse spostata a destra.

In realtà, solo in un certo numero di mancini si verifica questo scambio”. In alcuni, poi, il linguaggio è governato da entrambi gli emisferi. Per tutti gli altri, resta localizzato a sinistra.

Altrettanto complesso è il discorso sulla “prassìa”, cioè il movimento consapevole.

“La mano destra è controllata dall’emisfero sinistro e viceversa”, afferma Miceli. “Ma pare che i movimenti coordinati intenzionali, che prevedono l’uso delle due mani, siano governati dall’emisfero dominante”. E per quale motivo i mancini eccellono negli sport in cui si utilizza un solo arto, come la scherma e il tennis?

La spiegazione sta nella struttura del loro cervello, il cui corpo calloso (il ponte di fibre che unisce i due emisferi) è più sviluppato e permette una trasmissione molto veloce delle informazioni da un emisfero all’altro.

Un grande vantaggio nelle gare, dove i millesimi di secondo sono decisivi.

Non è un caso che molti campioni della racchetta (da Rod Lever a Martina Navratilova, da Monica Seles a John McEnroe) siano mancini.

Anche le cause del mancinismo non sono state del tutto chiarite.

“La componente genetica è sicuramente importante”, continua Miceli, “tanto che di solito questa caratteristica ricorre a livello familiare”. Inoltre il cervello dei mancini presenta alcune differenze rispetto a quello dei destrimani.

In questi ultimi il planum temporale (una parte dell’encefalo situata in fondo alla scissura tra i lobi temporale, parietale e frontale) è più ampio a sinistra. “Queste asimmetrie potrebbero spiegare la preferenza manuale”, aggiunge Miceli. “Altre teorie, più fantasiose, non hanno invece ricevuto conferma”.

Si dice che alti livelli di testosterone – l’ormone sessuale maschile – siano responsabili della dominanza della mano sinistra. Ma a supporto di questa idea c’è solo la superiorità numerica dei mancini maschi rispetto alle donne.

Infine, si è pensato che un trauma cerebrale nell’emisfero sinistro del feto o del neonato potesse determinare uno spostamento delle funzioni nell’emisfero non danneggiato. Ma neppure questa ipotesi è stata provata.

Insomma, i mancini continuano a crogiolarsi nel loro mistero. Non si sa perché siano più spesso soggetti a disturbi del sistema immunitario o a malattie respiratorie e allergiche. O per quali motivi le donne mancine tendano alla depressione.

Una cosa è certa: i mancini restano più frequentemente vittime di infortuni.

Il motivo? I destrimani hanno costruito il mondo su misura per loro.

Dalle forbici alle maniglie delle porte, dagli apriscatole ai violini, dalle sedie con il supporto mobile per scrivere alle poltrone dei dentisti: tutto è pensato per la comodità di chi usa la destra.

“E’ vero, è un problema che i progettisti hanno sottovalutato”, ammette Adriana Baglioni, docente di Progettazione ambientale al Politecnico di Milano e coordinatrice di un corso di ergonomia (la scienza che studia il modo di creare ambienti che si adattino al meglio alle esigenze psicofisiche di chi li usa). “E malgrado oggi i mancini non vengano più repressi, il mondo per loro è più complicato rispetto a 50 anni fa, quando gli oggetti erano pochi e semplici”.

Respinge le accuse Lina Bonapace, designer specializzata in ergonomia.

“Da tempo questa scienza tiene conto dei mancini e li inserisce nei campioni delle sue indagini”, spiega.

“Lo fanno un po’ meno i progettisti. Mentre sta a loro applicare i dati forniti dagli ergonomi”.

La questione non si esaurisce nel girare una manopola in senso orario o antiorario, ma si allarga alla percezione della realtà.

In una situazione di emergenza, capire subito come si aziona un allarme o come si apre una porta è fondamentale.

“La sfida non è progettare oggetti per i mancini, ma progettare oggetti che vadano bene sia per i destri sia per i mancini”, sottolinea Adriana Baglioni.

Un esempio? I mouse con tasti laterali speculari, utilizzabili con entrambe le mani.

L’idea è venuta alla Microsfot. Forse perché anche Bill Gates, il suo fondatore, è mancino.

Articolo di Francesca Capelli, pubblicato sulla rivista Newton del 1 maggio 1998

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